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Avete presente quegli odori che si sentono all’improvviso, ogni tanto, e che ti portano indietro nel tempo e ti catapultano in una frazione di secondo a mesi, ma più spesso anni e anni indietro? Stasera ho avuto uno di questi meravigliosi deja-vu olfattivi e l’ho avuto proprio mentre stavo facendo una delle cose che ritenevo, fino a qualche ora fa, una delle cose più odiose al mondo. Io odio il pesce a forma di pesce, lo sanno tutti quelli che mi conoscono. Fino ad una decina di anni fa non lo assaggiavo neanche, se non a piccoli pezzetti, accuratamente puliti di ogni possibile lisca e completamente intrisi di limone fino a, volontariamente, non sentirne più il sapore.

Eppure fin da quando ero piccola, quando andavo in barca con papà a pescare, lui mi faceva togliere i pesci dall’amo (quando all’amo abboccava qualcosa) ed ero l’addetta ad infilare le esche agli ami prima di buttare le lenze in mare. Lui prendeva le alici, faceva dei piccoli pezzettini su un taglierino di legno e poi li passava a me per farmeli infilare agli ami che tenevo tra le mani. Poi mi diceva: “non muovere i piedi”. Lo diceva come una cantilena, decine di volte, per continuare a ricordarmi che, avendo le lenze tra i piedi, non dovevo muovermi per non aggrovigliare i fili. Una volta riempiti tutti gli ami, li lanciavamo in acqua e ricalava il silenzio. Ognuno di noi stava con la sua lenza tra le dita ad aspettare un fremito che indicasse che qualcosa laggiù si stava muovendo. Il silenzio del mare è magico e fa paura. Ti insegna quello che papà mi ha sempre detto: il mare è meraviglioso, ma bisogna temerlo e rispettarlo, perchè lui è più forte di noi. Il silenzio del mare è quello dove non senti nulla se non l’acqua che sbatte contro le pareti della barca. Guardi la terra lontana e intorno a te vedi solo blu. E’ una paurosissima meravigliosa sensazione. Solo chi è stato su una barchetta di tre metri a motore spento in mezzo al mare sa della sensazione di cui parlo. Forse è per questo che quando alla sera stavo in spiaggia ad aspettare che papà tornasse con la barca e lo vedevo finalmente avvicinarsi, pian piano, a remi, verso la riva, l’emozione era forte, ma la mascheravo con la curiosità di vedere quello che aveva pescato. In fondo non me ne fregava nulla. Mi interessava che il mare mi avesse riportato papà. Oggi mentre pulivo le mie prime alici, ho sentito l’odore che sentivo quando lo riabbracciavo sporco e puzzolente, ma tremendamente felice.

Questo piatto è per lui, perchè so che lo adora.

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INGREDIENTI:

alici fresche

farina di mais

olio evo

sale

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PROCEDIMENTO:

Pulire le alici privandole della testa, delle interiora e sfilare delicatamente la lisca centrale. Lavarle sotto l’acqua corrente e asciugarle bene con carta assorbente. Impanarle, poi, nella farina di mais e friggerle in olio caldissimo fino a doratura. Salare a piacere e mangiare caldissime.

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