Tag

, , , , , , , , , , ,

La stazione di Monaco era piena di gente. Mi trascinai con cinque valigie fino al binario di fronte al baracchino del gelato di cui aveva parlato la signora Vera Nolte. Dappertutto sentivo odore di cibo fritto, come se in questa città si mangiasse a qualsiasi ora del giorno e della notte. Accesi una sigaretta e respirai a fondo, ma alzando lo sguardo mi accorsi di una scritta gigante “Rauchen ist verboten” . Cercai un posacenere che ovviamente non riuscii a trovare. Mi accontentai di un cestino. Spensi la sigaretta sotto la scarpa, tenendo d’occhio le mie valigie a qualche metro di distanza da me e raccolsi il mozzicone con l’aria da “marachella” in presenza della vicepreside, come fossi a scuola. Già immaginavo nella mia testa un poliziotto che arrivava a multarmi per la grave violazione. Mi riappoggiai alla ringhiera fredda del binario dopo aver preso una sciarpa dallo zaino. Faceva già freddo li’. A Milano quella mattina era ancora estate. Sul taxi avevo sudato come fosse il mese di agosto. Lisa era con me. Avevamo deciso di prendere la metropolitana, ma già le emozioni erano state troppe, non volevo avere l’ansia che qualcuno decidesse di suicidarsi, mandando in tilt tutta la rete metropolitana e facendomi perdere il treno. Prima di partire avevo provato a chiamare la signora Nolte, per comunicarle l’ora del mio arrivo, ma non ero riuscita a contattarla. Il telefono era spento già da un paio di giorni e stavo cominciando a preoccuparmi. Decisi di chiamare l’associazione che aveva fatto da tramite per chiedere come dovevo comportarmi. Dopo una mezz’oretta, mi chiamarono comunicandomi che erano riusciti a prendere contatto con lei e che voleva farmi sapere che era molto contenta del mio arrivo e che mi avrebbe chiamata nel pomeriggio per chiedermi l’orario preciso di arrivo del treno. Per sicurezza (forse un sesto senso) cercai su internet il numero del Consolato Italiano a Monaco, nel caso di bisogno. Mentre stavo cercando un pezzo di carta dove scrivere, trovai sulla scrivania un foglio piegato. Riconobbi la scrittura di mio padre. La sera prima non lo avevo neanche salutato, ero stata fuori fino a tardi e lui stava già dormendo quando ero rientrata. Quella mattina, nel sonno, lo avevo sentito entrare nella mia stanza e darmi un bacio, ma avevo fatto finta di dormire. Penso che sarebbe stato l’unico a potermi far cambiare idea.

Mi scrisse “Abbi cura di te, stai attenta a tutti e a tutto. Ti voglio bene, papà.” Mi veniva da piangere, ma mi asciugai subito gli occhi. Avevo voglia di partire.

In treno conobbi una signora americana un po’ matta, che era in giro per l’Italia da qualche settimana e aveva deciso di andare all’Oktoberfest, lasciando la coppia di amici che era partita con lei da Boston. Mi volle offrire a tutti i costi un caffe’ nella carrozza ristorante e mentre lei beveva una mini bottiglia di vino bianco, mi racconto’ che aveva perso il marito solo un anno prima dopo una lunga malattia e che aveva deciso di tornare nei posti che aveva visitato con lui.

Più ci avvicinavamo alla Germania e più la temperatura si abbassava inesorabilmente. Dopo essere scesa dal treno per fumare alla frontiera del Brennero, non ero più riuscita a togliere la giacca blu, che a Milano non avevo neanche indossato. La signora americana aveva una giacca nera stretta, stretta e leggerissima e mi faceva quasi tenerezza vederla sola. Io e gli altri componenti dello scompartimento del treno le avevamo detto che sarebbe stato difficile trovare una stanza a Monaco durante i giorni dell’Oktoberfest e che sarebbe stato meglio, almeno per quella notte, scendere a Rosenheim, che dista un centinaio di chilometri da Monaco. Quando la salutai a pochi chilometri dalla stazione di Rosenheim, provai quasi dispiacere. Forse è questo quello che si prova quando sei da sola in un posto dove non conosci nessuno e incontri delle persone con cui trascorri insieme qualche ora. Forse è il bisogno degli esseri umani di creare dei legami affettivi. Quanto è difficile stare soli. Già sentivo già nostalgia di casa.

IMG_4725

INGREDIENTI PER 6 CROSTATINE

PER LA FROLLA ALLE MANDORLE:

120 gr di farina tipo 1 macinata a pietra

50 gr di farina di mandorle (o di mandorle tritate molto finemente)

50 gr di latte

50 gr di zucchero di canna grezzo

30 gr di olio evo

1 cucchiaino raso di cremor tartaro o lievito per dolci

1 pizzico di sale

PER LA MARMELLATA DI CACHI:

300 gr di cachi

il succo di mezzo limone

70 gr di zucchero semolato

PER LA DECORAZIONE:

lamelle di mandorle leggermente tostate in padella o in forno

IMG_4723

PROCEDIMENTO

PER LA FROLLA :

Ho miscelato tutti gli ingredienti solidi in una scodella capiente, ho unito poi l’olio, mescolando bene con un cucchiaio di legno e poi gradatamente il latte. Ho impastato velocemente con le mani e ho formato un panetto liscio e compatto, che ho lasciato riposare in frigo per una mezzoretta. Con l’aiuto di un matterello e un pizzico di farina, ho steso poi la frolla, fino ad arrivare ad uno spessore di circa 4/5 millimetri. Con una formina rotonda del diametro di circa 10 centimetri, ho formato dei cerchi e li ho posizionati nelle formine tonde.

PER LA MARMELLATA:

Ho privato i cachi della buccia e li ho messi in una pentola col fondo spesso insieme al limone spremuto e ho frullato con il minipimer per avere una polpa omogenea. H aggiunto lo zucchero e ho messo sul fuoco per circa 20 minuti o comunque fino ad avere la giusta consistenza (facendo la prova del piattino). Ho spento il fuoco e ho lasciato raffreddare.

Ho riempito poi le formine di frolla con la marmellata e ho infornato a 180 gradi per circa 25 minuti o comunque fino a doratura. Ho decorato con lamelle di mandorle tostate.

IMG_4720

Annunci