UNA CENA A QUATTRO MANI: DANIELA CICIONI E VIVIANA VARESE PER IDENTITA’ GOLOSE

“Alta cucina naturale”, così suonava il titolo dello show cooking al quale mi ero iscritta qualche mese fa. Chef Daniela Cicioni, una della più brave vegan chef del panorama italiano. I suoi piatti sembrano quadri (provate a gogglare il suo nome…) e non vedevo l’ora di vederla all’opera dal vivo. Mi presento un po’ in anticipo da Eataly e salgo all’ultimo piano per raggiungere il ristorante Alice. Qualche settimana prima lo staff di Eataly mi aveva avvertita che l’iniziale idea di “show cooking” di Daniela Cicioni si era trasformata in una cena a quattro mani con Viviana Varese, la “resident-Chef” di Alice, solitamente dedita a menù per lo più ittici. Ci avrebbero proposto una serata a tema naturale e vegan/vegetariano. Non vedevo l’ora di vederle cucinare e di poter parlare con loro.

Il Ristorante Alice
Il Ristorante Alice

Ma giunta al ristorante mi sono resa conto che la serata non sarebbe andata esattamente come immaginavo: – “show cooking? Qui non ci sarà nessuno show cooking stasera. C’è una cena di “Identità Golose”. – “ Ma Daniela Cicioni?” – chiedo io – “ Lei sarà la chef della serata, insieme a Viviana Varese” – Mi sono un po’ tranquillizzata e ho approfittato dell’anticipo per scattare un po’ di foto al locale, ma piano piano hanno iniziato ad arrivare i primi ospiti: coppie, amici, famiglie – Ottimo – A quel punto ho avuto la conferma che mi trovavo in un ristorante stellato a cena da sola.

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La vista su piazza XXV Aprile a Milano

Un’anima pia, dello staff di Identità Golose, mi ha chiesto di sedermi al loro tavolo, il cosiddetto tavolo “social”, un bellissimo tavolo di legno disegnato da Renzo Piano, prenotabile da comitive o da “single” per poter socializzare con gli altri commensali. L’ho ringraziata mille volte, non sapendo che forse l’imbarazzo sarebbe cresciuto ancora di più nel corso della cena. Al tavolo con me (o sarebbe meglio dire io al tavolo con lui) c’era Paolo Marchi, ideatore e curatore di Identità Golose, che naturalmente, dopo avermi chiesto candidamente: “ Non ricordo il tuo nome…” e avendo capito che non ero una persona di cui fosse il caso interessarsi (perché mai poi? Sono una persona interessantissima io!) ho capito che sarei stata in un angolo quella sera (ma solo quella sera), assaporando i piatti che avevo sognato di assaggiare e scattando fotografie (visto che essendo al tavolo d’onore, mi credevano essere una dello staff e avevo accesso pressoché ovunque).

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La cena è stata, comunque, strepitosa. Le portate particolari (alcune addirittura “raw”, in inglese crude).Per ogni portata abbiamo assaggiato un simbolico “duello” tra un piatto di Daniela Cicioni (vegan) e un piatto di Viviana Varese (che ha, però, presentato anche piatti vegetariani). Tra le portate più interessanti un “Fiore di zucchina ripieno di cagliata di mandorle affumicata, olio aromatico e pomodorini freschi” di Daniela Cicioni: un fiore gustoso da mangiare in un boccone insieme ad un concentrato di pomodoro aromatizzato: era così saporito e fresco che sgrassava completamente la bocca dal morbido ripieno mandorlato e burroso contenuto nel fiore (potete vedere la foto qui sotto).  Un altro piatto interessantissimo, sempre di Daniela Cicioni, i “bocconcini di tofu, borragine ed erbe aromatiche con granella di zucca, di barbabietola e di cavolo rosso essiccati e salsa di carote alla senape”: praline con un ripieno fresco e aromatico, ciascuna con un diverso sapore, perché erano ricoperte da una granella di ortaggi essiccati, che inaspettatamente mantengono intatto il loro colore e sapore, dal viola della barbabietola al rosso del cavolo e all’arancione della zucca (nel collage qui sotto trovate una foto in basso).

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I piatti della serata: in alto al centro il fiore di zucchina ripieno e in basso al centro i bocconcini di tofu e borragine

Oggi non ho nessuna ricetta da darvi, ma solo qualche immagine piacevole e qualche considerazione da fare su ciò che sta attraversando il mondo della cucina e del cibo. L’interesse per la cucina vegan sta diventando un effetto moda e anche gli operatori del settore hanno intuito che c’è un bel business da creare. Voglio fare un po’ di polemica costruttiva, visto che di questa serata a cui ho partecipato si è parlato solo bene: la cucina naturale è una cucina saporitissima, in quanto poco “lavorata”, spesso addirittura cruda, che utilizza processi non invasivi e materie prime di primissima qualità. Il pensiero che sta dietro a questa cucina, è quello di ottenere alimenti salutari, a volte addirittura curativi, in quanto poco manipolati e che preservi le caratteristiche degli alimenti (già più poveri rispetto al passato) dalle lunghe cotture. E’ una cucina più sostenibile per l‘ecosistema della Terra e che predilige le proteine vegetali (ma non esclude necessariamente quelle animali), gli alimenti integrali, gli insaporitori naturali, come le spezie e, non ultimi, semi e germogli. Ma anche con questo si prova a fare business, si pensa a “twittare” la foto (rigorosamente con sponsor sullo sfondo”, si pensa a “instagrammare” senza capire il senso di ciò che ci sta dietro. L’importante è far rumore, avere i “like”, ottenere il consenso. E c’è già chi pensa ad “Identità vegane”… senza neanche aver capito cosa si è mangiato e il lavoro di due chef chiuse in cucina per 5 giorni. Ma l’importante è che se ne parli, diceva qualcuno.

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Daniela Cicioni (in alto) e Viviana Varese

 

 

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17 thoughts

  1. Dev’essere stata un’esperienza interessante da quello che racconti… bellissimo il ristorante con vista sulla piazza ed anche le altre foto… ma tu non ci sei:-( sigh!!! Quella sarebbe stata”la foto+bella”… io sono quella che aspetta sempre le “tue”di creazioni:-)Serena serata Angiola Cara☆♡★

  2. Si Mari, è stata una serata sicuramente interessante. Di foto mie, essendo sola, non avrei potuto farne, se non qualche tremendo “seflie”, ma data la situazione già imbarazzante, ho evitato 🙂
    Torno presto con le mie ricette, un bacione e felice serata a te cara Mari

    1. Cara Angiola, ti stimo ancora di più perché non ti sei piegata alla bieca logica del selfie 😉
      Come ti capisco, tutto questo twittare ed instagrammare, anche io a Londra (il resoconto dell’esperienza della Food Blogger conference dovrei postarlo mercoledì se tutto va bene) non riuscivo a stare sui social, non ne ho proprio la forma mentale e fatico tutt’oggi anche se ahimè ho capito che hanno un’importanza cruciale nel lavoro che sogno di fare…è la dura realtà
      Per me è difficile concepire vivere un’esperienza filtrandola con twitter e instagram…avevo più interesse nell’ascoltare e parlare con le persone ma penso che dovrò un poco farci il callo.
      Per quel che riguarda la cucina veg mi intriga parecchio.
      Non consumo tantissima carne né pesce però fatico tantissimo a escludere burro, formaggi e uova, soprattutto quando si parla di dolci e pane.
      Però è un mondo che mi affascina, anche se non credo potrei farne uno stile di vita.
      Certo è che oramai sia diventato di moda essere vegani, allora forse meglio più una morigeratezza generale, un consumo consapevole piuttosto che delle etichette, no?
      Un abbraccio e grazie per aver condiviso per tue impressioni su questa serata.
      Lou

      1. Cara Lou, anche io ho capito l’importanza dei social e non denigro tutto totalmente, ci mancherebbe (altrimenti come ci saremmo conosciute noi? 🙂 ). Non tollero solo l’esasperazioni di questi, senza l’approfondimento delle tematiche e non tollero lo sfruttamento di alcuni argomenti per il puro fine in nome del dio denaro e della popolarità. Legge anche questa? Probabilmente si, ma essendo perlopiù acerba all’argomento, ho ancora l’ingenuità per rimanerci un po’ male, quando mi ritrovo in certe situazioni, dove tutto attorno a me sembra finto. Forse sono io un po’ ingenua, ma credo sia sano un po’ esserlo e mi sembri abbastanza sana anche tu, anche se poi ci ritroviamo sui social a dire cazzate più o meno sensate, in cui però crediamo.
        Ti abbraccio forte.

        P.S Il cibo vegan va di moda, ma il principio dell’utilizzo di meno prodotti di origine animale, lo ritengo sostanzialmente corretto. Ne parleremo un giorno davanti ad un tazza di caffè? 🙂 Io non vedo l’ora!

      2. Mi sa che siam fatte dello stesso impasto cara Angiola!
        Mi sento spesso una pinola inadeguata…non abbastanza spregiudicata, non abbastanza lanciata, non abbastanza introdotta e presente ovunque…un mini passo purtroppo lo devo fare per il semplice fatto che per proporsi per collaborazioni bisogna avere una credibilità che purtroppo oggi si traduce in traffico e affini 😦
        Certo che ci berremo questo caffé, in questi giorni poi ho proprio tanta voglia di fare un salto a Milano.
        Ti tengo aggiornata!
        Ti mando un grande abbraccio
        A presto
        Lou

  3. Ma potevi almeno chiamarmi cancerina? Ti avrei fatto compagnia al tavolo…

    Sono cresciuta a frutta e verdura…poi con gli anni ho capito che dovevo rifocillarmi anche di un po’ di carne e formaggio…ma tutto ciò che è raw mi piace da sempre…perché come hai scritto tu ha più sapore e gusto e quell’effetto crunchy che ricerco quasi in ogni piatto!
    Detto ciò comprendo che laddove ci siano sempre più consumatori (più o meno consapevoli) si butti l’industria ed il mondo della ristorazione con risultati più o meno soddisfacenti…però non concepisco pagare €30 o più per un piatto di verdura, germogli o cose similari solo perché di moda…visto che se lo cucinassi in casa (aggiungo con la fortuna di avere molto prodotti del mio orto) spenderei qualche centesimo, al max pochi euri

    Per il resto…ho l’allergia ai social anche se avendo un blog (con cui con campiamo) comprendo che sono indispensabili per divulgare i suoi contenuti….sai passo giorni a riflettere sull’opportunità di mollare tutto e di riappropriarmi della mia vita!!!

    Un bacione grande…

    1. Sinceramente non immaginavo proprio che la serata sarebbe andata così…
      anche io non concepisco i prezzi esorbitanti dati dal…nulla. In questo caso si tratta di “alta cucina naturale”, una cucina che certo non si prepara in casa tutti i giorni. Sembra apparentemente semplice, in quanto spesso anche cruda, ma utilizza in realtà dei procedimenti molto complessi e prcedura molto lunghe (spesso fermentazioni di giorni, ma non chiedermi altro, perchè purtroppo non ne so granchè). Comunque il concetto è chiaro: si sta speculando anche su questo e i social sono una via semplicissima e immediata per farlo. Noi li utilizziamo per divulgare i contenuti di un blog con il quale (ancora) ci divertiamo.
      Se tu non ti diverti più, puoi sempre mollare! (ma secondo me ancora ti diverti…). Comunque metto in conto che tu possa sparire da un giorno all’altro (anche se mi spiacerebbe tanto).
      Baci cancerina e grazie della riflessione

      1. sì sì ancora mi diverto per fortuna….è proprio quello che mi convince a restare!!! è tutto quello che c’è intorno (visite e commenti di comodo, ricette copiate, esibizionismo) che non mi entusiasma…a parte (direi per fortuna) qualche eccezione
        kiss

  4. Che serata curiosa! Capisco il disorientamento iniziale e l’imbarazzo successivo…ma sicuramente ci saranno state tante cose da osservare (non solo mangerecce) e sarai tornata arricchita!
    Mi incuriosisce molto anche solo il nome dei piatti, però mi sembrano cose da assaggiare una volta ma impossibili da replicare…troppo complesse e laboriose! E quei piatti sembrano davvero opere d’arte! Però proverei volentieri…anche se ritengo che ae si vuole promuovere la cucina vegana/vegetariana per farla entrare nelle abitudini comuni forse questo non è il metodo più immediato e “popolare”!
    Un abbraccio!

    1. L’intento della cena era proprio osservare ed assaggiare una cucina particolare e non da tutti i giorni, trattandosi appunto di “alta cucina naturale”. L’imbarazzo iniziale è stato davvero molto, ma, in effetti, a cena conclusa, posso dire che è stata una serata molto interessante. L’intento non era sicuramente promuovere la cucina vegana, ma voler trasmettere il messaggio che la cucina vegana (e naturale) può essere una cucina anche di alto livello e con la quale si può molto “giocare” senza perdere gusto (anzi!).
      Io sono sicura che ti sarebbe piaciuta tantissimo!
      Un abbraccio

  5. Vero, l’importante è che se ne parli. Spesso provo ad inventarmi e sperimentare ricette vegane. La cucina vegana non è difficile ed è davvero gustosa. ma, soprattutto, non dovrebbe sessere soltanto una moda e tantomeno diventare business ma, si sa, oggi giorno, lo diventa tutto, l’occasion fa l’uomo ladro. Ho partecipato a volte a cene, eventi simili ma non mi sono trovata bene (non sono sociale:-() ), troppi telefonini, ipad (si scrive così?)ecc., nessuno parlava era tutto un twittare, fotografare piatti, condividere su fb, no, non fa per me. Forse se vivessi più vicina potrei “sgrezzarmi” ma non credo 😉 Buona giornata.

    1. Io non ho partecipato a tantissimi eventi di questo genere, ma, effettivamente, l’aspetto “social” ci sta fagocitando.
      In questo caso, visto il tema a me molto caro, mi ha dato particolarmente fastidio, perchè le persone presenti, pur essendo dei luminari del settore food, in realtà non sapevano nulla (o quasi) di quello di cui stavano parlando.
      In linea generale, comunque, credo che la mezza misura sia sempre un giusto compromesso.
      Grazie mille per aver lasciato qui la tua riflessione.
      Buona giornata!

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